Canone RAI

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Imposta o tariffa?

Il canone televisivo o canone RAI è un'imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio italiano. Viene talvolta impropriamente chiamato abbonamento, tuttavia non si tratta di un servizio scelto dai consumatori in un contesto di libero mercato, ma il suo pagamento è imposto per legge, di origine fascista. Si basa infatti su quanto disposto dal regio decreto legge 21 febbraio 1938, n.246 relativo alla Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.78 del 5 aprile 1938). La sua applicazione persiste nonostante l'esito del referendum legittimo e ufficiale del 1995 che ne stabiliva l'abrogazione. La normativa che impone il pagamento non è stata abrogata dal cosiddetto decreto "Taglia-Leggi" (con cui nel marzo 2010 il Ministero della Semplificazione Normativa ha provveduto ad abrogare circa 375.000 leggi[1][2]) poiché è stata inclusa fra le leggi non suscettibili di abrogazione nella detta forma[3].

Le entrate imputabili a questa imposta (escluse le quote IVA e di TCG) sono direttamente devolute alla Rai Radiotelevisione Italiana S.p.A., una società per azioni a capitale misto[6] a cui è stata concessa la produzione e la trasmissione dei programmi del servizio pubblico radiotelevisivo.

La sua qualificazione giuridica è stata sancita dalla Corte costituzionale:

« Benché all’origine apparisse configurato come corrispettivo dovuto dagli utenti del servizio [...] ha da tempo assunto, nella legislazione, natura di prestazione tributaria, fondata sulla legge [...] E se in un primo tempo sembrava prevalere la configurazione del canone come tassa, collegata alla fruizione del servizio, in seguito lo si è inteso come imposta[5][6] » (Sentenza del 26 giugno 2002 n. 284, Corte costituzionale) Così, definita imposta, la prassi della determinazione di un canone a prezzo unico è stata ritenuta conforme al principio di proporzionalità impositiva, in quanto la detenzione degli apparecchi è essa stessa presupposto della sua riconducibilità a una manifestazione di capacità contributiva adeguata al caso[6]. La Corte di Cassazione ha esplicitato la natura del canone di abbonamento radiotelevisivo:

« Non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che leghi il contribuente, da un lato, e l'Ente Rai, che gestisce il servizio pubblico radiotelevisivo, dall'altro, ma costituisce una prestazione tributaria, fondata sulla legge, non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio de quo[6] » (Sentenza del 20 novembre 2007 n. 24010, Corte di Cassazione)

Pertanto l'imponibilità dipende esclusivamente dalla detenzione di un "apparecchio", indipendentemente dall'effettiva ricezione dei programmi della Rai o dalla mancanza di interesse a riceverne[7].

Controversia sui dispositivi

La precisa definizione di quali dispositivi rientrino nella previsione normativa e quali non vi rientrino era, fino a febbraio 2012, mancante, poiché nel regio decreto si faceva riferimento in senso generico ad apparecchi "atti od adattabili". L'evoluzione tecnologica digitale ha però introdotto dispositivi multifunzione anche molto diversi tra loro per funzionalità di base, come pc, tablet e smartphone. In febbario 2012 scoppiò una polemica proprio riguardante l'estensione del pagamento del canone a professionisti e imprese possessori di dispositivi quali pc, tablet e smartphone, che veniva dedotta da una lettera spedita dalla Direzione Abbonamenti a imprenditori e liberi professionisti. Il caso generò una netta reazione contraria dell'opinione pubblica innescando una campagna spontanea sui social network di avversione alla televisione pubblica per il provvedimento prospettato, al quale la RAI rinunciò chiarendo dal già giorno successivo la posizione.

In un comunicato stampa della RAI del 21 febbraio 2012 viene dichiarato che:

"La Rai, a seguito di un confronto avvenuto questa mattina con il Ministero dello Sviluppo Economico, precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone. La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più' televisori. Cio' quindi limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster (BBC…) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone. Si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore."

Con la nota prot. n. 12991 del 22 febbraio 2012, invece, viene chiarita la distinzione tra apparecchi "atti od adattabili"[32]. Un apparecchio si intende atto a ricevere i segnali radiotelevisivi se, e solo se, include nativamente gli stadi di un radioricevitore completo: sintonizzatore radio, decodificatore e trasduttori audio/video per i servizi televisivi e solo audio per i servizi radiofonici. Un apparecchio si intende adattabile a ricevere i segnali radiotelevisivi se, e solo se, include almeno uno stadio sintonizzatore radio ma è privo del decodificatore o dei trasduttori, o di entrambi i dispositivi, che, collegati esternamente al detto apparecchio, realizzerebbero assieme ad esso un radioricevitore completo. Pertanto, la presenza o meno di un sintonizzatore radiotelevisivo operante nelle bande destinate al servizio di radiodiffusione[33]risulta fattore discriminante per il pagamento o l'esonero dall'imposta.

Costi

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Il mancato aumento del 2014

Nel 2014 al verificarsi della rara circostanza di un mancato aumento del canone su base annuale, Luisa Todini (eletta nel Cda Rai nel 2012 in quota Lega Nord/PdL) ha manifestato l'intenzione di ricorrere al Tar contro il Ministro dell'Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni, per ottenere l'aumento dell'imposta, in quanto necessario per il mantenimento del budget.


Tentativi di abrogazione

Il canone RAI è stato argomento ricorrente del dibattito pubblico che vede tradizionalmente opposte la fazione conservatrice del servizio pubblico televisivo finanziato tramite imposta e la parte favorevole all'abrogazione tramite la privatizzazione della RAI, risultata maggioritaria nel voto del referendum del 1995.

Tra i quesiti, si chiamavano i cittadini ad esprimersi circa l "abrogazione della norma che definisce pubblica la RAI, in modo da avviarne la privatizzazione." Quesito: Volete Voi l'abrogazione: a) dell'art. 2, comma 2, della legge 6 agosto 1990, n. 223, recante "Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato", limitatamente alle parole "a totale partecipazione pubblica"; b) dell'art. 1 del decreto legge 19 ottobre 1992, n. 408, convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 1992, n. 483, recante "Disposizioni urgenti in materia di pubblicità radiotelevisiva"? Il referendum ebbe come esito 54,90% di risposte positive e sanciva quindi l'abrogazione della legge.

Evasione

Il tasso di evasione del canone rai risulta compreso tra il 25 e il 47  % (le fonti offrono dati disomogenei) per quanto riguarda le famiglie. Secondo l’Associazione contribuenti italiani, la quota di famiglie non in regola con il pagamento del canone RAI è più che raddoppiata tra il 2005 e il 2013 con una forte concentrazione del fenomeno di evasione nel Sud Italia.

Il 28 gennaio 2014 si è riunita la Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, con la partecipazione di Attilio Befera, direttore dell’agenzia delle Entrate. Dalla riunione è emerso che l’evasione del canone Rai si aggirerebbe intorno al 25%, e toglierebbe alle casse pubbliche circa 450 milioni l’anno. I valori invece diffusi dall’Associazione contribuenti (che hanno come fonte l'analisi commissionata al Centro studi e ricerche sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics) sono notevolmente più alti: a fine 2013 il 47% delle famiglie risultava non aver pagato e così il 96% delle imprese. Dati che risultano in crescita rispetto a quelli relativi a fine 2012 (quando erano i valori attestati rispettivamente al 44 e al 95%), e soprattutto rispetto a quelli sul 2005, che registravano il 22% di famiglie "irregolari". Il Centro studi e ricerche sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics ha inoltre stimato che la Rai perderebbe ogni anno come conseguenza dell'evasione del canone circa un miliardo e 850 milioni: 550 milioni non versati dalle famiglie, un miliardo e 300 non pagati dalle aziende. L’analisi individua la prima causa di mancato pagamento nel fatto che il canone sarebbe percepito più come un abbonamento (e in quanto tale facoltativo) che come un tributo (obbligatorio). Vengono inoltre registrate si contestazioni sulla qualità dei programmi e sulla fornitura di un servizio non esplicitamente richiesto.

L'"abbonamento" ha però un carattere impositivo, tale per cui in caso di omesso pagamento è prevista nel 2014 una sanzione fino a 619 euro da parte delle Agenzia delle entrate e la riscossione coattiva da parte di Equitalia.

Per cercare di limitare il fenomeno dell'evasione la RAI si è rivolta all'emittente televisiva Sky chiedendo di accedere alle informazioni sensibili degli abbonati Sky per verificare il pagamento del canone. Sky ha negato la disponibilità a violare la privacy dei propri abbonati provocando una reazione da parte della RAI che assunto la forma di ricatto, secondo quanto dichiarato dalla stessa Sky, con criptaggi dei programmi RAI sui decoder Sky.

Sky ha pertanto replicato come segue:

"Sky non violerà mai la privacy dei propri abbonati. La richiesta della Rai di avere accesso alle informazioni sensibili degli abbonati Sky per verificare il pagamento del canone è quindi irricevibile". Lo dichiara Sky, in merito alle notizie relative alla richiesta della tv pubblica di avere l'elenco abbonati come mezzo per favorire la lotta all'evasione del canone. "E' inoltre a dir poco sorprendente - prosegue Sky - che questa richiesta sia la condizione per porre fine ai criptaggi dei programmi Rai sui decoder Sky, visto che già due sentenze - del Tar del Lazio e del Consiglio di Stato - hanno ribadito che l'azienda televisiva di servizio pubblico deve rispettare il principio di universalità, di neutralità tecnologica e di non discriminazione".

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Fonti

http://www.canone.rai.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/Canone_televisivo_in_Italia

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/31/canone-rai-lobolo-per-il-feudo-televisivo-dei-partiti/863851/

http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_20/canone-rai-pc-ipad_284512ee-5bad-11e1-9554-12046180c4ab.shtml

http://www.corriere.it/politica/12_febbraio_21/pc-canone-rai-marcia-indietro_ca6073b8-5c9b-11e1-beff-3dad6e87678a.shtml

http://www.ufficiostampa.rai.it/comunicati_aziendali/20120221/rai__nulla_e__dovuto_per_mero_possesso_computer__tablet_e_smartphone.html

http://www.panificatorimilano.it/sites/panificatorimilano.it/files/documenti/Rai.pdf

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-22/rai-todini-cda-stiamo-valutando-se-ricorrere-tar-il-mancato-aumento-canone-124541.shtml?uuid=ABbq7Qr

http://www.linkiesta.it/evasione-canone-rai

http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/Rai-verso-ricorso-Tar-blocco-aumento-canone-Rep/21-01-2014/1-A_010369099.shtml