Formazione professionale in Sicilia

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Stato, Regione e Fondo Sociale Europeo hanno stanziato per la Formazione Professionale in Sicilia 2,1 miliardi di euro per il periodo 2007-2013. Sull'isola si sono moltiplicate le strutture che offrono questo tipo di corsi: nel 2011 la Sicilia offriva 1.816 strutture contro le 580 presenti in Lombardia. E numerose indagini hanno svelato, all'interno di questo settore, truffe, parentele e interessi politici.

Numero di strutture per la FP accreditate: un confronto regionale

La Sicilia è la regione che offre la maggiore offerta di strutture per la Formazione Professionale in Italia. Il numero di strutture accreditate per la Formazione Professionale in Sicilia era pari, nel 2011, a 1.816: questo valore supera di quasi tre volte quello della seconda regione classificata, la Toscana, con 630 strutture. La Sicilia ha il maggior numero di strutture formative anche in rapporto alla densità della popolazione residente sul territorio regionale: nel 2011 la Sicilia offriva 36 strutture ogni 100.000 abitanti. Quello stesso anno la Lombardia offriva 5,8 strutture ogni 100.00 abitanti, il Lazio 5,3 e l’Emilia-Romagna 3,7. Mentre nel 2011 la Sicilia offriva 1.816 strutture di formazione professionale ai suoi 5.051.075 abitanti (popolazione residente al primo gennaio secondo Istat), sul territorio lombardo erano presenti 580 strutture per 9.917.714 residenti.

Regione 2005 2008 2011 2011: densità
ogni 100.000 abitanti
Abruzzo 212 230 95 7,1
Basilicata 124 213 127 21,6
Calabria 266 281 285 14,2
Campania 204 350 423 7,3
Emilia-Romagna 165 147 166 3,7
Friuli-Venezia Giulia 53 49 48 3,9
Lazio 710 45 304 5,3
Liguria 96 81 80 4,9
Lombardia 838 459 580 5,8
Marche 304 331 359 22,9
Molise 25 24 46 14,4
Piemonte 422 394 395 8,9
Puglia 190 223 347 8,5
Sardegna 18 242 172 10,3
Sicilia 1572 1405 1816 36,0
Toscana 781 366 630 16,8
Umbria 15 224 213 23,5
Valle d'Aosta 24 26 15 11,7
Veneto 383 435 460 9,3
Provincia Autonoma Bolzano 138 136 66 13,0
Provincia Autonoma Trento 91 43 97 18,3

Fonte: Rapporto ISFOL 2012 [1].

La spesa

Secondo il suo sito istituzionale, il Fondo Sociale Europeo (FSE) dal 1957 “ha aiutato milioni di europei a ottenere una occupazione, ad acquisire nuove competenze e a migliorare la propria posizione lavorativa” [2]. Al territorio siciliano, il Fondo Sociale Europeo ha destinato il 50% di un budget pari euro 2.084.308.298 per il periodo di sette anni 2007-2013 [3]:il restante 50% è stato finanziato in gran parte dal governo centrale (833.723.319 euro) e infine dalla Regione Sicilia (208.430.830 euro). Il numero di progetti finanziati è enorme ed estremamente variegato [4]: si trovano progetti formativi intitolati “Banchetti e ricevimenti”, “Cuore, mente e professionalità”, “I frutti dell’Etna", “Una carezza per la gioia” fino a “Dal dialetto al teatro dialettale nel gelese”.

Secondo un’analisi del Quotidiano di Sicilia [5] il costo della formazione professionale in Sicilia è molto più alto rispetto al costo che si osserva in Lombardia. Nel 2010 la Lombardia ha organizzato 38.000 corsi di formazione professionale, rispetto a 5.000 in Sicilia ad un costo però nettamente diverso. In media un corso di FP in Lombardia è costato 9.340 euro contro 108.000 euro in Sicilia. Inoltre se in Lombardia la Formazione Professionale occupa 3.700 dipendenti, in Sicilia 9.200.

Parenti e politici

In numerose occasioni, sono stati osservati rapporti di parentela tra esponenti del mondo politico e amministratori delle strutture di FP. Un servizio della trasmissione Report aveva mostrato come Elena Schirò, presidente della Lumen (Libera università mediterranea di naturopatia), fosse la moglie del deputato del Pd Franco Rinaldi. "Alla Lumen quest’anno andranno un milione di euro per i corsi di formazione. Giovanna Schirò, cognata di Rinaldi, è invece ai vertici di un altro ente che opera nel campo della formazione, l’Esofop, di cui è consigliere d’amministrazione sua sorella Chiara Schirò, moglie di un altro deputato del Pd, Francantonio Genovese" [6].

Sono numerosi i casi in cui risorse pubbliche destinate alla formazione professionale vengano dirottate a beneficio di personalità del mondo politico. Nel giugno 2013, ad esempio, un’operazione della Guardia di Finanza ha fatto emergere che 15 milioni di euro regionali e comunitari destinati a progetti formativi sono stati usati per pagare viaggi, cene e escort a esponenti politici. L’operazione ha portato a 17 arresti. I quindici milioni di euro, stanziati dalla Regione Sicilia, dovevano servire per avviare all’apprendistato circa 1.500 giovani disoccupati. Ma secondo gli inquirenti “buona parte dei finanziamenti sarebbe finita nelle tasche di politici e manager con viaggi, cene e anche escort” [7]. Nel febbraio 2013 la Guardia di Finanza ha reso noto un dossier sul Ciapi, centro interaziendale addestramento professionale integrato, un centro di formazione professionale che ha garantito risorse a dodici esponenti di diversi partiti politici che avrebbero percepito somme di denaro per le campagne elettorali del 2008 e del 2012. Da quanto riportato da Il Fatto Quotidiano l’ente di formazione è in forte perdita nonostante i generosi contributi ricevuti da Regione e Comunità Europea. “Da mesi i bilanci dell’ente di formazione sono in profondo rosso. Appena due anni fa l’ente era risultato vincitore di due progetti per la “valorizzazione del settore scolastico”. Valore? Tra i settanta e gli ottanta milioni di euro. Ben quindici milioni erano arrivati dall’Unione Europea per inserire nel mondo del lavoro 600 allievi. Oggi tutti e 600 disoccupati”[8].

Gli sprechi

La stessa Elena Schirò appena citata è finita ai domiciliari nel luglio 2013 in un’inchiesta coordinata dalla Procura di Messina che ha preso nel mirino i finanziamenti erogati a tre centri di formazione professionale: Lumen (Libera università mediterranea di naturopatia), Aram (Associazione per le ricerche nell'area mediterranea) e Ancol(Associazione nazionale delle comunità di lavoro). “Le indagini, dirette dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dai sostituti Camillo Falvo, Fabrizio Monaco ed Antonio Carchietti, hanno accertato l'esistenza di un sistema grazie al quale venivano gonfiati i prezzi delle prestazioni di servizio o degli acquisti di beni necessari per l'attività degli enti. Provate prestazioni totalmente simulate, sovrafatturazione delle spese di gestione relative agli affitti, al noleggio delle attrezzature e quelle per la pulizia dei locali in cui venivano tenuti i corsi di formazione, anche grazie alla compiacenza di società i cui titolari erano a essi legati da vincoli di parentela o di fiducia.” [9].